Meditate, gente, meditate
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di Guido Guerrini
Ottimo pomeriggio su La7 in compagnia della nuova trasmissione televisiva “Così stanno le cose” condotta dalla brava giornalista Luisella Costamagna. Coraggioso l’argomento odierno, un approfondimento sull'appena approvato decreto “Ronchi”, che tra le varie cose prevede la privatizzazione della gestione idrica in tutta Italia. Ospiti in studio il Ministro per i Rapporti col Parlamento Raffaele Fitto e l’On. Linda Lanzillotta, ex Ministro con le stesse funzioni di Fitto nello scorso governo. Per Cittadinanza Attiva ospite Teresa Pedrangolini. Grandi protagonisti della puntata sono stati però i cittadini delle province di Latina e Arezzo, che sono state teatro delle prime esperienze di gestione privata del servizio idrico. Il malcontento dei primi è raccontato durante il presidio organizzato davanti al Parlamento in occasione della votazione di fiducia sul decreto Ronchi, mentre gli abitanti di Casentino e Valtiberina vengono intervistati a Rassina, Anghiari e Sansepolcro. Il buon resoconto di Luisella Costamagna apre gli occhi su quelle che potrebbero essere le prospettive in tutta Italia di questa triste vicenda che vede noi, cittadini della provincia di Arezzo, "privilegiati" in quanto cavie di questo tipo di gestione da almeno dieci anni. L’estensione a tutta Italia del problema acqua porta i nostri territori ad essere al centro dell'attenzione e permette a delle battaglie rimaste finora limitate alla provincia di Arezzo e poche altre aree di divenire motivo di scontro politico importante su scala nazionale. A tale proposito in questi giorni anche la troupe di Rai3 di “Presa Diretta” con il giornalista Riccardo Iacona sta girando una puntata che andrà in onda a fine gennaio sullo stesso argomento. Paradossali i ruoli delle parti politiche in campo. A livello locale numerosi sindaci di centrodestra da sempre si fanno paladini della ripubblicizzazione del servizio idrico, mentre a Roma è proprio il governo Berlusconi a sostenere i privati. Nel centrosinistra si può notare come a livello locale molti esponenti del Pds-Ds-Pd siano stati i protagonisti del passaggio della gestione dell’acqua da pubblico a privato, mentre a livello nazionale il Pd ha duramente criticato il governo sullo stesso argomento. Questo è l’ennesimo caso dove i politici locali abbracciano idee solo per accaparrarsi voti dei delusi, mentre le loro forze politiche di riferimento impostano la loro azione con obiettivi completamente diversi. Uno spot degli anni ’80 con protagonista Renzo Arbore recitava “Meditate gente, meditate…” (ed era uno spot per promuovere il consumo della birra, probabile nuova alternativa alla sempre più cara acqua). Martedì dopo l'autopsia - Il caso Bianzino
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Controcorrente
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La scelta del Governo di puntare in maniera inequivocabile - tanto da porre la fiducia sul decreto Ronchi - verso la completa privatizzazione del servizio idrico pone ancora una volta la questione della contraddizione che attanaglia gli esponenti del centrodestra: a livello locale paladini della ripubblicizzazione, a livello regionale e nazionale strenui fautori della privatizzazione. Non è la prima volta che questa contraddizione si manifesta, oggi è però più palese e, visti i passi fatti dall'Amministrazione di Sansepolcro nella battaglia per la ripubblicizzazione, l'atteggiamento del Governo richiederebbe una forte presa di posizione da parte delle locali forze di centrodestra, a tutela della credibilità del loro impegno contro la gestione privata del servizio idrico.Inutile dire che questo ennesimo provvedimento disastroso del governo è indifendibile: in contraddizione con quanto avviene in molti altri Paesi d'Europa, dove il percorso privatistico è stato tentato, è fallito, e si è capito di dover tornare indietro - il Governo Berlusconi ufficializza la completa mercificazione di quello che è un bene essenziale che dovrebbe essere accessibile a tutti e invece diventa il privilegio di pochi; con il risultato di aprire la strada all'incentivazione del consumo e dello spreco di una risorsa invece da preservare e tutelare. Il Governo, nascondendo le proprie responsabilità dietro presunti - ma inesistenti - obblighi europei, estremizza la scelta sbagliata che, in Provincia di Arezzo, aveva già compiuto il Pds. Anche in quel caso il passo fatto era stato spacciato per l'unica strada percorribile, e invece non era così. L'unico dato positivo, ad oggi, è che il decreto Ronchi, rendendo di proporzioni nazionali un problema prima limitato a poche aree, potrebbe far sì che si amplii il fronte della mobilitazione contro la gestione privata dell'acqua e contro le forze politiche che, per un verso o per un altro, sono fautrici di queste scelte devastanti. Il prezzo del pane
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di Che - P.R.C.
La situazione è grave e complessa: grave perché centinaia di persone in vallata e migliaia nell’intero paese stanno perdendo il lavoro; complessa perché il volontario allargamento del sistema delle leggi sul lavoro ha fatto sì che ogni caso vada analizzato a sé. In vallata ha fatto più notizia l’elicottero che ha portato via lo sciagurato operaio della Valfungo che non il suo stato di salute e le modalità con cui gli è stata compromessa. Questo messaggio, forte e provocatorio, rende già quasi vano il tentativo di riflessione che vorrei proporre. Leggendo sulla stampa l’articolo che parlava dell’incidente ho pensato che a Gricignano volassero i pali. Chiedendo in giro ho notato che nessuno sa, e tutti sostengono che è meglio stare zitti: la proprietà minaccia la chiusura già da tempo, e troppi polveroni potrebbero darle il pretesto per farlo sul serio. Da una parte sento lo sgomento di chi ha provato sulla propria pelle cosa significa perdere il lavoro, dall’altra la rabbia di chi vede i lavoratori presi per la gola. Passate le sensazioni iniziali, una terza cosa mi ha fatto indignare e vedere le cose da un’altra prospettiva. Inevitabili altre domande senza risposta. Ai tempi in cui lavoravo al famigerato Ce.Di mi chiedevo perché la Usl venisse a fare continui sopralluoghi rilevando insetti nocivi per un magazzino alimentare, fermasse attrezzature irrilevanti per la sicurezza ma non alzasse mai gli occhi verso i diciassettemila metri quadri di copertura in Eternit che gli copriva la testa. Cosa peraltro nota a tutte le Istituzioni in quei giorni presenti all’occupazione ed alla sua fine. Non so, ogni infortunio sul lavoro va visto a sé, ma credo che a proposito dei ripetuti episodi capitati alla Valfungo, le indagini e le misure di messa a norma dei locali e dei macchinari, se fatte preventivamente, avrebbero probabilmente potuto evitare qualcosa. È lo stesso discorso degli orari di mutua per gli statali voluto da Brunetta: si schiavizza il lavoratore e non si fa nulla contro gli enti preposti al controllo, evidentemente poco efficienti. Un paese di continue contraddizioni il nostro. Costretti a tacere per un tozzo di pane. Il Sindacato di Metello dov’è? Le Istituzioni e l’attaccamento ai cittadini/elettori dove sono? La solidarietà della gente e degli altri lavoratori dov’è? Credo sia l’ora di sistemare un po’ di cose; iniziamo dal chiudere noi la porta al dialogo pretendendo fatti e risposte sul campo, altrimenti il prezzo del pane sarà destinato a salire fino a costare quanto la vita stessa. Fraintendimenti
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Sull'edilizia scolastica il Sindaco è stato frainteso. E' quello che ha affermato stamattina rispondendo a un'interrogazione che prendeva spunto, tra gli altri aspetti, dalle sue recenti dichiarazioni alla televisione su un cambio di programma relativamente alla costruzione della nuova scuola elementare e all'utilizzo dei locali della Collodi.
Le dichiarazioni alla stampa sembravano, a dire il vero, piuttosto esplicite, ed il fraintendimento sarà semmai tra il sindaco e i due assessori che si contendono la delega all'edilizia scolastica. Ad ogni modo, Franco Polcri ha detto e confermato con una successiva nota stampa che il progetto della nuova scuola va avanti, e a questo punto mi auguro, come ho chiesto, che al più presto all'interrogazione sia data una risposta scritta documentata e circostanziata, onde non incappare in nuovi "fraintendimenti". Tra gli altri punti all'ordine, approvata una mozione da me presentata sulla gestione del servizio idrico. Il documento, che impegna la giunta a verificare la possibilità di invalidare il trasferimento di quote private di Nuove Acque da Iride ad Acea, è passata col voto favorevole di Rifondazione Comunista, PdL, Udc, Lega e Viva Sansepolcro e l'astensione di Pd e Psi. Precedentemente era stato respinto un emendamento del Pd che chiedeva di togliere dalle premesse della mozione i riferimenti alla negatività della prospettiva di giungere ad un gestore unico dell'acqua a livello regionale. Scarsa coesione dell'opposizione sul punto della mozione di sfiducia al Presidente del Consiglio comunale Buono presentata da Viva Sansepolcro. L'intera minoranza ha sottoscritto un emendamento che trasformava il documento da mozione di sfiducia a mozione di censura, ma è stato respinto dalla maggioranza. A quel punto la mozione, non emendata, ha trovato il voto favorevole solo di Rifondazione, oltre a quello dei presentatori, e l'astensione di Pd, Segreti e Buono. Contrario il resto della maggioranza. Nel Consiglio Comunale si è parlato anche della situazione delle aziende del territorio, che verrà approfondita a breve in Commissione attività produttive, e delle tematiche legate alla sicurezza sul lavoro, anche in riferimento all'ennesimo gravissimo incidente avvenuto alla Valfungo. Votata all'unanimità la mozione sul dottor Villani, mentre quella sul crocifisso è stata rinviata. L'assessore al personale Gorizi ha pressoché glissato sull'interrogazione del Pd sulla dimissione della Rsu del Comune, proponendo però una apposita commissione in cui discutere la questione. Infine, adottato a maggioranza il nuovo piano acustico, che però necessiterà di un approfondimento anche in rapporto all'iter del nuovo piano strutturale. Manca l'acqua
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È risultato anche peggiore delle (pur non rosee) previsioni l'esito della votazione, in sede di assemblea dell'Ato, del documento presentato dai Comuni di Sansepolcro e Anghiari per la fuoriuscita da Nuove Acque. La mozione, furbescamente inserita all'ordine del giorno come mera presa d'atto (nonostante le vane sollecitazioni da parte del Sindaco di Anghiari a modificare la dicitura perché l'eventuale approvazione del documento diventasse vincolante), ha avuto il voto favorevole, oltre a quelli di Anghiari e Sansepolcro, della sola Caprese Michelangelo, più l'astensione di Bibbiena. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l'ennesima assenza, perfino in una occasione così importante, dei sindaci degli altri quattro comuni della vallata: tutti di centrodestra e tutti, a parole, grandi sostenitori della ripubblicizzazione. Eppure neanche ieri c'è stata traccia dei primi cittadini di Pieve Santo Stefano, Monterchi, Sestino e Badia Tedalda. In particolare per i primi due, la cosa stride in maniera enorme rispetto al fatto che avevano usato le recentissime assemblee pubbliche promosse dal Comitato Acqua Pubblica di Arezzo come passerelle in cui mettersi in mostra come paladini di una causa che hanno tradito dopo pochi giorni.
Per il resto, l'assemblea di ieri ha ratificato l'ingresso nel Consiglio di Amministrazione dell'Ato di Licio Pasquini. Saranno contenti i sindaci del Pd, che qualche seduta fa bocciarono inspiegabilmente l'inserimento di un consigliere di Rifondazione Comunista per ritrovarsi ora, al suo posto, un esponente della Lega Nord. Sicurezza e libertà
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Quelli che ci spiegano che, grazie alla caduta del Muro di Berlino, viviamo nel migliore dei mondi possibili, sono gli stessi che ci dicono che la crisi è finita (sempre che ci sia mai stata).
A me, nel mio piccolo, non sembra che la crisi sia finita. Io lavoro nella redazione di Città di Castello di una televisione di Perugia che dalla settimana scorsa non esiste più. Una notte la proprietà ha venduto le frequenze, e Rte24h, dopo 33 anni di onorato servizio, non ha più dove trasmettere. Molti dipendenti sono a casa, mentre altri, tra cui io, almeno per il momento sono ancora al lavoro. Ma il punto non è questo: questa storia (per molti versi paradossale e per molti versi perfettamente in linea con gli odierni rapporti capitale/lavoro) semmai la racconterò nei dettagli un'altra volta. Volevo invece dire che, lavorando in tv a Città di Castello, ho avuto modo di toccare con mano il fatto che nell'Altotevere umbro chiude un'azienda dopo l'altra. Tutti i giorni, e ultimamente sempre di più. Si sta cioè aggravando repentinamente un bilancio che per il momento, solo in Altotevere umbro, è di 1.000 posti di lavoro persi e due milioni di ore di cassa integrazione consumate nella prima parte del 2009. Ora: come fa un lavoratore in cassa integrazione a sentirsi libero? Eppure la cassa integrazione non è neanche la situazione peggiore, come sanno bene i tantissimi che hanno perso e perdono il lavoro avendo contratti atipici che non garantiscono neanche l'accesso al benché minimo ammortizzatore sociale, e che non finiscono nelle statistiche dei posti di lavoro persi. In Altotevere umbro i media parlano di queste cose perché c'è chi le fa conoscere. Va fatto davvero un plauso alla CGIL di quell'area, che tutti i giorni, a volte tramite il confederale, altre tramite le varie categorie, fornisce dati sulla situazione dei lavoratori, denuncia violazioni di diritti, organizza manifestazioni e presidi. E così si vengono a conoscere i tentativi di trasferimenti coatti dei lavoratori in Romania o i mancati pagamenti di stipendi a singoli dipendenti per ragioni disciplinari, e si parla dei casi di usura, delle aziende in crisi rilevate da faccendieri e speculatori, della questione della sicurezza sul lavoro. Tra San Giustino, Città di Castello e Umbertide c'è più gente e quindi più aziende e più lavoratori che in Valtiberina toscana, ma possibile che in Valtiberina toscana questi problemi non esistano? Possibile che in tutto il 2009 si sia parlato solo del Ce.Di. grazie alla straordinaria lotta messa in piedi dai lavoratori, e la Valfungo sia stata al centro dell'attenzione solo per il problema del compostaggio? Eppure a Sansepolcro delle sedi sindacali ci sono. Eppure in Valtiberina aziende in forte difficoltà ci sono, eppure le problematiche relative alla sicurezza sul lavoro sono stringenti. O i ripetuti infortuni alla Valfungo devono essere considerati casualità e nessuno deve farsi carico di sollecitare maggiori e più seri controlli? Questo intervento vuole essere un'esortazione, non un attacco alla CGIL di zona. Anzi, è proprio perché ritengo fondamentale il ruolo del sindacato (tra l'altro in una fase in cui CISL e UIL hanno abdicato al loro ruolo) che vorrei che la CGIL fosse maggiormente protagonista di questo momento storico, a fianco di lavoratori che forse mai come oggi hanno avuto bisogno di un sindacato forte. Da questa esortazione lascio volutamente fuori l'Amministrazione Comunale di Sansepolcro. Per mancanza di speranza verso le capacità di una maggioranza di governo che ormai ha dimostrato tutta la sua inutilità. Il muro e noi
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di Paolo Ferrero (Liberazione, 8-11-2009) Il 9 novembre, 20 anni fa, cadeva il muro di Berlino. In quell’elemento simbolico è racchiusa la fine di un regime socialista in cui – nella migliore delle ipotesi - la giustizia sociale era contrapposta alla libertà. In questa incapacità di coniugare libertà e giustizia sta al fondo il fallimento del tentativo novecentesco di transizione al socialismo. Noi che siamo nipoti della lotta partigiana – quante lapidi ci sono nel nostro paese su cui sta scritto “morto per la libertà” - abbiamo salutato positivamente la caduta del muro. Il socialismo senza la libertà semplicemente non è socialismo: è un tentativo di andare oltre il capitalismo che ha imboccato la strada sbagliata ed è abortito. Così non poteva andare avanti e così non si andava da nessuna parte. Senza libertà nessun socialismo. Giusto quindi picconare il muro e bene che il muro sia caduto; bene che i dirigenti della DDR abbiano scelto di non sparare, preferendo perdere il potere piuttosto che cercare di mantenerlo con una strage.
Nel mondo la caduta del muro è stata salutata come la vittoria della libertà sulla barbarie, come la possibilità di un nuovo inizio per la storia del mondo basato sulla libertà e la cooperazione. Sappiamo che non è andata così. Gli Stati Uniti hanno colto l’occasione della sconfitta del nemico storico per rilanciare la propria egemonia incontrastata su scala mondiale e il capitalismo ha preso da questo passaggio l’abbrivio per aprire una nuova fase della propria storia, quello della globalizzazione neoliberista. I cantori del capitalismo hanno colto l’occasione per dire che eravamo alla fine della storia. Marx aveva speso la vita e scritto migliaia di pagine per dire che il capitalismo non era un fenomeno naturale ma bensì un modo di produzione storicamente determinato e quindi superabile. La caduta del muro è stata usata per “rinaturalizzare” il capitalismo, per affermare su scala globale che viviamo nel migliore dei mondi possibili; per affermare che essendo il capitalismo naturale, ogni tentativo di superarlo diventa un atto “contro natura” e in quanto tale barbarico. Gli anni ’90 sono stati caratterizzati da questo unico grande messaggio, trasmesso a reti unificate dal complesso dei mass media e da tutte le forme di produzione culturale, cioè di costruzione dell’immaginario individuale e collettivo, a partire dall’industria cinematografica. La caduta del muro è stato l’evento simbolico che ha permesso di costruire una grande narrazione che ha rilegittimato completamente il capitalismo. Kennedy non è più il presidente dell’escalation della guerra di aggressione al Viet Nam o l’aggressore di Cuba con l’avventura della Baia dei Porci. Kennedy è celebrato come il paladino della libertà e il suo discorso berlinese ne è il suggello. Dietro il paravento della libertà, sono riapparse, anche in occidente, incredibili differenze sociali e livelli di sfruttamento del lavoro che pensavamo seppelliti per sempre dopo le lotte degli anni ‘70. Nella vulgata la libertà d’impresa è diventata il presupposto della libertà dei popoli. Questa completa rilegittimazione del capitalismo ha un sapore mortifero di falsa coscienza: che Israele costruisca muri per imporre l’apartheid in Palestina e che gli Stati Uniti costruiscano muri per impedire l’immigrazione dal Messico non fa più problema. Ogni muro è diventato lecito per l’impero del bene. In Italia questo fenomeno ha assunto dimensioni maggiori che in altri paesi in virtù della proposta di Achille Occhetto – accolta dalla maggioranza del suo partito - di sciogliere il PCI in nome di questo nuovo inizio, appiattendo così tutta la storia del movimento comunista italiano sul fallimento del socialismo reale. La storia del nostro paese è stata integralmente riscritta, la lotta partigiana è stata denigrata nel suo valore simbolico di rinascita della nazione e così si è aperta la strada all’aggressione della Costituzione. La cancellazione della memoria del paese e la sua ricostruzione fatta dai vincitori ha sdoganato ideologie razziste e comportamenti xenofobi che pensavamo definitivamente finiti nella pattumiera della storia dopo la barbarie nazista. Il fascismo, lungi dal presentarsi come una parentesi della storia patria, si evidenzia sempre più come una delle possibilità inscritte nel sovversivismo delle classi dirigenti di un paese che – come sottolineava Gramsci - non ha vissuto la riforma protestante e il cui risorgimento non è stato fenomeno di popolo ma di ristrette elite. La democrazia e la stessa costruzione di un etica pubblica in questo paese è concretamente il frutto delle lotte del movimento operaio, socialista e comunista. La loro disgregazione apre la strada a populismi di tutti i tipi, di destra come di sinistra. In questo imbarbarimento del costume e dei rapporti sociali nel nostro paese e nel mondo vediamo confermata quotidianamente non solo la possibilità ma la necessità di battersi per superare il capitalismo. In questa dialettica sta il nostro giudizio politico sulla caduta del muro di Berlino: è stato un fatto positivo e necessario, da festeggiare, ma non costituisce di per se un nuovo inizio per l’umanità. E’ stato anzi l’evento utilizzato per costruire un nuovo inizio e una nuova rilegittimazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e della guerra. Mi pare che questa sia anche la consapevolezza dei compagni e delle compagne della Linke: nessuno propone di tornare a prima ma nella Germania riunificata occorre organizzarsi e lottare – all’Est come all’Ovest - contro il capitalismo e la guerra, per costruire un socialismo democratico. Fuori da questa comprensione dialettica della positività della caduta del muro e della chiara consapevolezza che questo non segna nessun nuovo inizio, non esiste nessuna possibilità di porsi oggi il tema della trasformazione sociale e del superamento del capitalismo. Fuori da questa comprensione dialettica possiamo solo diventare anticomunisti o far finta che i regimi dell’Est non abbiano fallito nel tentativo di costruzione del socialismo. Il pentitismo e la nostalgia indulgente sono i rischi che abbiamo dinnanzi a noi: nella loro apparente opposizione rappresentano in realtà la completa negazione della possibilità di lottare per il socialismo, per una società di liberi e di eguali. Da questa comprensione dialettica della caduta del muro scaturisce la nostra scelta della rifondazione comunista. Dopo il fallimento del tentativo di fuoriuscita dal capitalismo che ha dato luogo ai regimi dell’Est non basta definirsi comunisti: occorre porsi l’obiettivo teorico, politico ed etico della rifondazione del comunismo e dell’antropologia dei comunisti e delle comuniste. L’obiettivo cioè di superare il capitalismo coniugando libertà e giustizia. L’utilizzo di due parole – rifondazione comunista - anziché una per definirci non è un lusso o una complicazione: è il modo più corretto per esprimere oggi il nostro progetto politico, in cui sappiamo dove vogliamo andare e sappiamo cosa non dobbiamo rifare. Il comunismo dopo il novecento è uscito dalla fase dell’innocenza. Compito nostro è farlo diventare adulto ed è un compito per cui val la pena spendere la vita. Mattoni mancanti
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L'edilizia scolastica è stato uno dei cavalli di battaglia dell'Amministrazione Polcri, e sulla questione è stato messo in moto un progetto complesso che ha comportato disagi per le famiglie e notevoli esborsi di denaro pubblico. Oggi, a tre anni e mezzo dall'inizio della legislatura e a un solo anno e mezzo (al massimo) dalle prossime elezioni, il Sindaco Franco Polcri rilascia dichiarazioni alla stampa che rimettono evidentemente in discussione in maniera radicale tutto quello che, pur in maniera sempre contraddittoria, era stato detto e fatto finora. Non solo, ma dalle parole del Sindaco trapela anche che tutt'ora, forse a causa di differenza di vedute in Giunta, nei fatti non si sa dove andare a parare.
Al contrario, anziché dichiarazioni sibilline ai giornali, il Sindaco deve prendere impegni precisi, essere chiaro, e spiegare, lui o i suoi assessori competenti (l'edilizia scolastica è tanto contesa da essere stata addirittura spartita fra più assessori), il perché di tutte le scelte fatte finora e degli eventuali cambi di rotta. In maniera documentata, carte alla mano. Sull'argomento ho presentato un'interrogazione stamattina. Spero - ma ne dubito - che nel prossimo Consiglio Comunale (sabato) la Giunta sia in grado di dare al Consiglio e alla città risposte circostanziate, altrimenti potremmo chiaramente dire di essere di fronte ad un ennesimo fallimento, più grave di altri visto quanto l'Amministrazione ci aveva puntato. Il denaro 'pesa' più dell'acqua
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Lettera di Padre Alex Zanotelli
È stato uno shock per me sentire che il Senato, il 4 novembre scorso, ha sancito la privatizzazione dell’acqua. Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da due anni. Infatti il governo Berlusconi, con l’articolo 23 bis della Legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società , mediante il rinvio a gara, entro il 31 dicembre 2010. Quella Legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era in vacanza. Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge (l’accordo Fitto-Calderoli), il cui articolo 15, modificando l’articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici, prevedendo: a) L’affidamento della gestione dei servizi idrici a favore di imprenditori o di società, anche a partecipazione mista (pubblico-privata) , con capitale privato non inferiore al 40%; b) Cessazione degli affidamenti ‘in house’ a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni alla data del 31 dicembre 2011. Questo decreto è passato in Senato per essere trasformato in legge. Il PD , che è sempre stato piuttosto favorevole alla privatizzazione dell’acqua, ha proposto nella persona del senatore Bubbico, un emendamento-compromesso: l’acqua potrebbe essere gestita dai privati, ma la proprietà resterebbe pubblica. Questa proposta , fatta solo per salvarsi la faccia , passa con un voto bipartisan! Ma la maggioranza vota per la privatizzazione dell’acqua. L’opposizione (PD e IDV), vota contro il decreto-legge. E così il Senato vota la privatizzazione dell’acqua, bene supremo oggi insieme all’aria! E’ la capitolazione del potere politico ai potentati economico-finanziari. La politica è finita! E’ il trionfo del Mercato, del profitto. E’ la fine della democrazia. ”Se la Camera dei Deputati - ha detto correttamente il Forum dei movimenti dell’acqua – non ribalterà il misfatto del Senato, si sarà celebrata la delegittimazione delle Istituzioni.” Per questo dobbiamo denunciare con forza: - il governo Berlusconi che , con questo voto al Senato, ora privatizza tutti i rubinetti d’Italia. “Questo decreto segna un passaggio cruciale per la cultura civile del nostro paese e per la sua Costituzione- scrivono Molinari e Lembo del Contratto Mondiale dell’Acqua. I Comuni e le Regioni vengono espropriati da funzioni proprie con un vero attentato alla democrazia.” - il partito di opposizione, il PD, che continua a nicchiare sulla privatizzazione dell’acqua (sappiamo che il nuovo segretario Bersani è stato sempre a favore della privatizzazione). - ed infine tutta l’opposizione, per non aver portato un problema così grave all’attenzione dell’opinione pubblica. Per questo rivolgiamo un appello a tutti i partiti perché ritirino questo decreto o tolgano l’acqua dal decreto. E questo devono farlo adesso che il decreto legge passa alla discussione nella Camera dei Deputati. Si parla che il decreto potrebbe essere votato il 16 novembre. E ai partiti di opposizione chiediamo che dichiarino ufficialmente la loro posizione tramite il loro segretario nazionale e diano mandato al partito di mobilitarsi su tutto il territorio nazionale. E chiediamo altresì , ai partiti di opposizione di riportare in aula la Legge di iniziativa popolare che ha ottenuto nel 2007 400.000 firme ed ora dorme nella Commissione Ambiente della Camera. Chiediamo alle Regioni di: -impugnare la costituzionalità dell’articolo 15 del decreto Fitto-Calderoli; -varare leggi regionali sulla gestione pubblica del servizio idrico. Chiediamo ai Comuni di: -Indire Consigli Comunali monotematici sull’acqua; -dichiarare l’acqua bene di non rilevanza economica; -fare la scelta dell’Azienda Pubblica speciale per la gestione delle proprie acque. Questa opzione ,a detta di molti avvocati e giuristi, è possibile anche con l’attuale legislazione . Si tratta praticamente di ritornare alle vecchie municipalizzate. Chiediamo ai sindacati di : -pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua tramite i propri segretari nazionali; -mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua. Chiediamo infine alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) di : -proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano , come ha fatto il Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate dove parla “dell’accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni”(n.27); -protestare , in nome della vita, come afferma il Papa nell’enciclica,contro la legge che privatizza l’acqua; -chiedere alle comunità parrocchiali di organizzarsi sia per informarsi sia per fare pressione a tutti i livelli, perché l’acqua non diventi merce. Infatti l’acqua è sacra, l’acqua è vita, l’acqua è un diritto fondamentale umano. Questo bisogna ripeterlo ancora di più, in un momento così grave in cui con il surriscaldamento del pianeta, rischiamo di perdere i ghiacciai e i nevai, e quindi buona parte delle nostre fonti idriche. E lo ripetiamo con forza alla vigilia della conferenza internazionale di Copenhagen, dove l’acqua deve essere discussa come argomento fondamentale legato al clima. Per questo chiediamo a tutti, al di là di fedi o di ideologie perché ‘sorella acqua’ , fonte della vita, venga riconosciuta da tutti come diritto fondamentale umano e non sottoposta alla legge del mercato. Si tratta di vita o di morte per le classi deboli dei paesi ricchi, ma soprattutto per i poveri del Sud del mondo che la pagheranno con milioni di morti per sete. Torna alla home page |
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